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CAFFE E PRESTAZIONE SPORTIVA

Fonte mtb4all

PRESTAZIONI SPORTIVE:

Questa bevanda, sembra avere effetti salutari sul nostro organismo, ormai confermato l' importanza di questa sostanza tra le più utilizzate nel mondo anche come elemento capace di influire positivamente sulla prestazione.

La caffeina è presente, oltre che nel caffè, anche nel tè, nel cacao, nelle cole e in molti farmaci antidolorifici.

La caffeina, o meglio una sua "sorella" contenuta nel tè, la teofillina, viene usata a livello farmacologico sempre più largamente quale stimolante del ritmo respiratorio e circolatorio. Per queste proprietà molti sportivi fanno uso del caffè, specialmente prima di una competizione impegnativa. Tutti sanno infatti che il classico "borraccino" con tre o quattro caffè ristretti da prendersi durante lo sforzo fisico può migliorare la prestazione.

Oggi, che le conoscenze farmacologiche sono più ampie, sono entrate in campo altre sostanze, ben più redditizie per la prestazione ma molto più pericolose per la salute.

Qualche tempo fa ha suscitato una certa curiosità la notizia che un noto ciclista aveva assunto durante una corsa quattro caffè al mattino, diverse borracce di tè e Coca Cola e per alleviare il dolore causato da una distorsione a una caviglia, prese una pastiglia di Optalidon (un normale antidolorifico che contiene caffeina). La somma di tutto ciò unito al fenomeno fisiologico della concentrazione delle urine che si determina in un ciclista, dopo una gara svolta in una giornata calda, portò a superare di poco i valori limite fissati dalle normative vigenti: 12 milligrammi per litro di urina.

La caffeina, la teofillina (contenuta nel tè) e la teobromina (contenuta nella cioccolata) - componenti della famiglia delle metilxantine - rientrano quindi nelle liste doping, in quanto sono in grado di stimolare il sistema nervoso centrale e il cuore, aumentandone la forza di contrazione, la frequenza cardiaca e di conseguenza la gittata cardiaca; altri effetti positivi si hanno sulla muscolatura liscia, in particolare quella bronchiale (con effetto broncodilatatore della teofillina, che determina un significativo aumento della capacità vitale dei polmoni) e sulla diuresi (con incremento della filtrazione dei glomeruli renali).

E’ chiaro che la caffeina e le sue sorelle possono diventare un valido supporto in prove di resistenza come la corsa di lunga durata, il ciclismo e lo sci di fondo, non solo per le azioni positive su alcuni organi, ma anche per altri fattori, così come è testimoniato da alcune autorevoli ricerche. Gli scienziati però non sono tutti d'accordo e forniscono pareri discordanti, specialmente sul rapporto tra caffè e salute.


PRO

Sveglia i muscoli.

In primo luogo, la caffeina contenuta nel caffè agisce stimolando il sistema nervoso centrale con il rilascio di adrenalina, un ormone che oltre a svolgere una funzione specifica in situazioni particolari quali ansia, paura e preoccupazioni, facilita la respirazione con un'azione dilatatrice dei bronchi. Secondariamente, migliora la trasmissione neuromuscolare, incrementando il rilascio dei neurotrasmettitori, cioè dei “messaggeri” che il cervello manda ai muscoli per una stimolazione in vista dell'impegno fisico; infine, sollecita la contrattilità delle fibre muscolari, rendendole più "elastiche” e quindi più pronte ai cambi di ritmo e di intensità degli sforzi.

Sdoppia i serbatoi di benzina.

I muscoli consumano, grazie a questa sostanza, una percentuale superiore di acidi grassi con relativa diminuzione del consumo di carboidrati e con evidente risparmio del glicogeno muscolare ed epatico. Questo permette all’atleta di avere a disposizione due tipi di carburante da bruciare sotto sforzo, cioè di poter attingere a due serbatoi e non a uno solo, quindi con possibilità di avere doppia autonomia e di non andare in riserva nella fase finale di una competizione.

A fine pasto aiuta a digerire.

A fine pasto un caffè migliora la digestione per un aumento della secrezione dei succhi gastrici. Questo fatto non è da attribuire solamente alla caffeina, ma ad altre sostanze responsabili delle proprietà aromatiche prodotte generalmente durante la torrefazione, che hanno anche effetti positivi sull'attività intestinale: stimolano cioè i movimenti muscolari (la peristalsi), che hanno il compito di far progredire il contenuto intestinale. Alcuni studi hanno messo in evidenza che l'azione sulla peristalsi intestinale è più intensa con la somministrazione di caffè contenente caffeina rispetto a quello decaffeinato.


CONTRO

Guai a stomaco vuoto.

Un errore piuttosto ricorrente: il solo caffè preso come prima colazione o come spuntino a metà mattina. Sono molte, infatti, le persone che hanno quest'abitudine con reazioni individuali diverse da soggetto a soggetto, in quanto dopo l'assunzione della bevanda aumenta la secrezione di acido cloridrico e succhi gastrici nello stomaco. Senza dubbio si hanno ripercussioni benefiche sulla digestione se vi sono cibi da digerire, ma se si è a digiuno si può avere acidità gastrica oppure una stimolazione dei muscoli della parete dello stomaco con sensazione, spesso poco piacevole, di crampi.

Troppo forte intossica.

Oltre le cinque tazzine di caffè giornaliere si rischia di scivolare nel cosiddetto “caffeismo”, cioè un'intossicazione cronica di tutti gli apparati organici, assai difficile da smaltire perché il nostro organismo più ne ha e più ne ricerca. Dall'assuefazione alla dipendenza, infatti, il passo è breve. La caffeina agisce come una sostanza psicoattiva in grado di determinare dipendenza completa con comparsa di sintomi d'astinenza che si manifestano con cefalea, facile affaticamento, depressione, riduzione di vigore fisico. Ma non solo: dosi elevate di caffè portano infatti a un'alterazione dei ritmo cardiaco, la cosiddetta tachicardia, mentre la caffeina stimola la produzione delle catecolamine, volgarmente chiamate “ormoni da stress", con il conseguente aumento della pressione sanguigna.

Il decaffeinato non é oro.

Il decaffeinato viene consigliato se si deve ridurre l'assunzione giornaliera di caffeina (per esempio nei cardiopatici), quindi costituisce un'ottima alternativa al caffè, in quanto le percentuali di caffeina presenti sono molto basse (2-5 milligrammi per cento). Medici ed esperti però sconsigliano l'uso del decaffeinato, in quanto nella bevanda potrebbero rimanere residui di solvente usato per l'estrazione della caffeina (per esempio il diclorometano) che pare possano dare disturbi al fegato e aumentare il tasso di colesterolo nel sangue. Gli unici sostitutivi dei caffè rimangono il caffè d'orzo e il malto tostato solubile.

Troppa caffeina nel caffé di tipo lungo.

Dal punto di vista nutrizionale, il caffè è una bevanda priva di valore calorico, salvo per lo zucchero che solitamente vi si aggiunge; la sua importanza risiede solo nella caffeina, che varia in rapporto alla quantità di caffè e alle modalità di preparazione. li caffè espresso dei bar contiene meno caffeina di quello domestico, poiché la preparazione è più rapida e quindi viene estratta meno caffeina. Nella macchina espresso dei bar, però, l'acqua raggiunge o supera i cento gradi di temperatura per cui le sostanze aromatiche passano quasi totalmente nella tazzina e danno un aroma migliore di quello preparato in casa. Quando si vuole limitare l'assunzìone di caffeina, oltre a prenderlo decaffeinato, lo si deve chiedere ristretto. Non serve farsi servire il caffè “lungo” tantomeno macchiato, salvo che non sia preparato come caffè ristretto e poi allungato con acqua calda.

Il caffè lungo, infatti, viene preparato estraendo un maggior quantitativo di caffeina e di altre sostanze per un contatto più lungo dell'acqua con la polvere di caffè.

Il latte che serve per allungare il caffè macchiato non possiede alcuna capacità di neutralizzare la caffeina o di opporsi ai suoi effetti, mentre può dare difficoltà digestive e di pesantezza allo stomaco per la formazione di tannato di caseina, poco solubile in ambiente acido.

Può dare l'insonnia.

Avendo un'azione stimolante sul sistema nervoso centrale, il caffè può dare disturbi dei sonno. Alcuni studi hanno confermato che l'uso della bevanda alla sera ritarda solo il momento in cui ci si addormenta, mentre non influenza la profondità del sonno stesso. Spesso sono invece i cibi assunti a cena oppure le preoccupazioni avute durante la giornata che creano insonnia, così come un abuso di caffè.

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